Fiabe Italiane da Ascoltare Gratis: Guida per Genitori

Fiabe Italiane da Ascoltare Gratis: Guida per Genitori

Le fiabe popolari sono nate per essere ascoltate, non lette. Prima di finire nei libri sono vissute per secoli a voce, davanti a un camino o in una stalla, raccontate da qualcuno che le aveva sentite da qualcun altro.

Questo spiega perché funzionano così bene in audio e un po' meno quando un bambino di sette anni le decifra da solo sillabando. Il ritmo del testo è il ritmo di una persona che parla.

In questa guida: quali fiabe italiane si possono ascoltare, quanto durano, e in quali momenti della giornata rendono di più.

Cosa si può ascoltare

Nella raccolta di fiabe italiane ci sono sei fiabe della tradizione popolare adattate per bambini dai 3 agli 8 anni. Cinque hanno la narrazione audio completa:

Il Principe Granchio per il momento non ha ancora la narrazione: si legge, non si ascolta. Lo diciamo perché è il tipo di dettaglio che scopri quando il bambino è già a letto.

Quanto durano

Ogni fiaba è costruita in dodici scene e dura, narrata, quanto un racconto lungo della buonanotte. È una durata scelta apposta: abbastanza perché la storia respiri e costruisca atmosfera, abbastanza corta da non doverla interrompere a metà.

Per confronto, le favole di Esopo della stessa raccolta durano due o tre minuti. Se la serata è corta, quelle; se c'è tempo, le fiabe.

I tre momenti in cui l'audio funziona meglio

1. A luce spenta

È il momento naturale. Le fiabe popolari hanno una componente di mistero — un bosco, una casa sconosciuta, qualcosa che aspetta — e al buio quella componente lavora al massimo.

Se il bambino è sensibile, la prima volta conviene ascoltarle con la luce accesa e passare al buio dal secondo ascolto in poi. Giovanni il Coraggioso è quella che si può mettere al buio fin da subito senza pensarci: i fantasmi fanno ridere.

2. In auto

È l'uso che i genitori sottovalutano di più. Una fiaba di dodici scene copre esattamente il tipo di tragitto in cui i bambini cominciano a chiedere quanto manca.

Il Principe Granchio sarebbe perfetta in viaggio verso il mare, ma per ora non è ascoltabile. Al suo posto, Il Principe Canarino rende bene su qualsiasi tratta.

3. Quando il bambino è malato

Momento poco romantico e molto pratico. Un bambino con la febbre non ha voglia di leggere né di guardare uno schermo, ma ascoltare a occhi chiusi va benissimo. Le fiabe lunghe sono ideali: Il Corpo Senza Anima tiene compagnia parecchio.

Ascoltare in due lingue

C'è una possibilità che vale la pena conoscere se in casa si sta imparando una seconda lingua. Le stesse fiabe esistono anche in altri idiomi, quindi si può ascoltare la stessa storia in italiano una sera e in un'altra lingua qualche giorno dopo.

Funziona meglio delle lezioni perché la trama è già nota: il bambino non deve capire cosa succede, solo riconoscere come lo si dice. È un modo di studiare che non sembra studiare.

Ascolto o lettura?

Non è una scelta esclusiva, e le due cose fanno lavori diversi.

La lettura ad alta voce da parte di un genitore resta insostituibile: c'è il contatto, le pause, le domande in mezzo. L'audio serve nei momenti in cui quello non è possibile — l'auto, la malattia, la sera in cui semplicemente non ce la fate.

E c'è un terzo modo che funziona sorprendentemente bene: ascoltarla insieme, genitore e bambino, senza che nessuno dei due debba leggere. Cambia la dinamica — smettete di essere il narratore e diventate uno che ascolta insieme a lui, e le domande che fa sono diverse.

Da dove cominciare

Se è la prima volta, l'ordine che funziona è: Buchettino, poi Giovanni il Coraggioso, poi Il Gatto Mostro. Le tre più semplici e immediate.

Quando il tono è entrato, Il Principe Canarino e infine Il Corpo Senza Anima, che è la più impegnativa.

Quanto ascolto è ragionevole

Domanda che i genitori si fanno e che quasi nessuno affronta, perché l'audio sta in una zona grigia: non è uno schermo, ma non è nemmeno lettura.

La differenza sostanziale con lo schermo è che l'ascolto lascia lavorare l'immaginazione. Il bambino deve costruirsi l'orco, il bosco, il gatto gigante. Guardando un cartone glieli danno già fatti. Per questo l'audio prima di dormire non ha l'effetto eccitante che ha il video, e per questo funziona al buio.

Detto questo, non è illimitato. Una fiaba al giorno è una buona misura, due nei fine settimana o in viaggio. Il segnale da guardare non è il tempo, è se il bambino chiede la storia o se la usa come sottofondo per non stare fermo. Nel secondo caso ha smesso di ascoltare.

Ascolto e schermi: la differenza pratica

Tre cose che cambiano concretamente.

Si può ascoltare al buio. Lo schermo no, o meglio: si può, ma la luce blu e l'attenzione visiva sono esattamente ciò che non serve alle nove di sera.

Si può ascoltare in due. Un cartone guardato insieme è comunque un'esperienza individuale — ognuno guarda. Una fiaba ascoltata insieme genera commenti, domande e sguardi. È più simile alla lettura ad alta voce di quanto sembri.

Non ha un «prossimo episodio». È il vantaggio meno ovvio e forse il più importante: l'audio finisce e basta. Non c'è autoplay che riparte, non c'è la miniatura successiva che invita. La fine è una fine.

Cosa fare se si addormenta a metà

Succede e va benissimo. Non serve riprenderla dal punto esatto la sera dopo: le fiabe popolari si reggono anche ricominciando da capo, perché la struttura è ripetitiva e i primi minuti si riascoltano volentieri.

Anzi, il bambino che si addormenta a metà di Il Principe Canarino tre sere di fila e la quarta arriva al finale sta facendo esattamente il percorso giusto: ogni volta è andato un pezzo più in là, con la parte iniziale ormai familiare e rassicurante.

Se invece si addormenta sempre nello stesso punto ed è un punto di tensione, è un segnale: quella fiaba per adesso è un po' troppo. Il Corpo Senza Anima è la candidata più probabile.

Un uso che quasi nessuno fa: riascoltare in un'altra lingua

Le stesse fiabe esistono in altri idiomi, e questo apre un uso che funziona sorprendentemente bene per l'apprendimento.

Il metodo è: prima la fiaba in italiano, finché il bambino la conosce bene. Poi, giorni dopo, la stessa in inglese o in spagnolo. Siccome sa già cosa succede, non deve decifrare la trama — deve solo riconoscere come si dicono le cose che già ha in testa.

È il contrario di come si insegna di solito una lingua, dove si parte da testi semplici e sconosciuti. Qui si parte da un testo noto e complesso, e funziona perché il significato è già garantito.

Le fiabe migliori per farlo sono quelle con struttura ripetitiva: Il Gatto Mostro e Buchettino.

Con o senza cuffie

Piccola questione pratica che si pone appena si esce di casa. In auto o in camera, l'altoparlante è quasi sempre meglio: l'ascolto condiviso è metà del valore, e con le cuffie il bambino si isola.

Le cuffie hanno senso in due situazioni: viaggi lunghi con altri passeggeri che dormono, e sale d'attesa. In quei casi, volume basso e cuffie da bambino con limitatore. Per la sera a casa, mai: la fiaba deve poter essere interrotta da una domanda, e con le cuffie la domanda non arriva.

Il vantaggio pratico di una durata fissa

Tutte e sei le fiabe hanno dodici scene, e questa uniformità ha un effetto collaterale utile: si sa sempre quanto dura.

Chiunque abbia provato a contrattare l'ora di dormire con un bambino di cinque anni sa perché conta. «Una fiaba» è una unità di misura riconoscibile, che non si può allungare né accorciare. Non c'è il «ancora un pochino», perché la fiaba finisce quando finisce.

È lo stesso motivo per cui funzionano meglio dei video: un video può sempre essere seguito da un altro video, e la decisione di smettere ricade ogni volta sul genitore. Una fiaba decide da sola.

Ascoltare insieme, senza fare nient'altro

Un ultimo consiglio, il più semplice e quello che i genitori applicano di meno: ascoltare insieme senza fare altro.

La tentazione naturale è mettere la fiaba e usare quei minuti per sistemare la cucina. È legittimo e a volte necessario, ma cambia completamente cosa succede. Il bambino che ascolta da solo riceve una storia; il bambino che ascolta accanto a un adulto che ascolta anche lui riceve una storia e la conferma che quella storia vale il tempo di un adulto.

Non serve farlo sempre. Una volta a settimana, con la luce bassa e nessuno dei due che legge, è già abbastanza per cambiare il rapporto che il bambino ha con l'ascolto.

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Ascolta le fiabe nella raccolta di fiabe italiane.