Le Fiabe Italiane Regione per Regione: Guida per Famiglie

Le Fiabe Italiane Regione per Regione: Guida per Famiglie

C'è una cosa che rende le Fiabe italiane di Calvino diverse da quasi tutte le altre raccolte europee: non sono ordinate per tema, né per personaggio, né per lunghezza. Sono ordinate geograficamente, dal nord al sud, come un viaggio.

Si parte dalla Liguria e dal Piemonte e si scende fino alla Sicilia e alla Sardegna. Duecento fiabe, ognuna con la sua provenienza indicata. È una scelta che dice molto su cosa Calvino pensava fossero queste storie: non racconti universali che galleggiano fuori dal tempo, ma cose nate in un posto preciso, da gente precisa.

Questa guida spiega come funziona quella geografia e come usarla con i bambini, a partire dalle sei fiabe della nostra raccolta.

Perché ogni regione racconta storie diverse

Il motivo è più semplice di quanto sembri: la gente racconta quello che ha intorno.

Nelle zone di montagna abbondano orchi, boschi, streghe e case isolate, perché il pericolo era perdersi tra gli alberi o incontrare qualcuno di sconosciuto lontano dal paese. Nelle zone di mare compaiono pescatori, creature marine, principi trasformati in animali d'acqua — è il mondo di Il Principe Granchio, dove tutto comincia con una rete tirata su.

Nelle città e nelle corti del nord arrivano invece torri, palazzi e matrigne nobili, come in Il Principe Canarino, che nella raccolta di Calvino è una fiaba torinese.

La stessa storia, viaggiando, cambia i dettagli e tiene lo scheletro. È per questo che in Italia esistono decine di versioni della stessa fiaba con nomi diversi a ogni valle.

Il problema dei dialetti, e come lo risolse Calvino

Fino al 1956 queste fiabe erano quasi inaccessibili a una famiglia normale. Esistevano, ma dentro raccolte di studiosi ottocenteschi, ognuna scritta nel dialetto di origine: siciliano, toscano, veneto, piemontese, ligure.

Il sottotitolo del libro di Calvino dice esattamente cosa fece: le fiabe furono trascritte in lingua dai vari dialetti. Due anni di lavoro per tradurre duecento racconti in un italiano leggibile da tutti, senza spegnere il sapore locale.

È il motivo per cui oggi un bambino di Palermo può ascoltare una fiaba piemontese e uno di Torino una siciliana.

Le nostre sei fiabe e i loro mondi

Una precisazione onesta: nella raccolta di Calvino ogni fiaba ha la sua provenienza indicata, ma noi abbiamo verificato con certezza solo quella del Principe Canarino (Torino). Per le altre preferiamo descrivere il mondo in cui si muovono piuttosto che attribuire una provincia che non abbiamo controllato.

Come usare la geografia con i bambini

Il trucco che funziona meglio è la cartina. Prima di ascoltare, si guarda dov'è la regione; dopo, si cerca se qualcosa nella fiaba somigliava a quel paesaggio.

Con Il Principe Canarino è facilissimo: Torino, il Piemonte, le montagne dietro. Con Il Principe Granchio basta una costa qualsiasi — il mare della fiaba è lo stesso di qualunque vacanza.

E se andate in vacanza in una regione precisa, ascoltare prima una fiaba di quella zona cambia il viaggio: i bambini cercano il bosco della strega e la casa dell'orco per tutto il tempo.

Il nord, il sud e le due anime della raccolta

Leggendo il libro di Calvino dall'inizio alla fine si nota un cambiamento di temperatura. Le fiabe del nord tendono a essere più asciutte, più brevi, con un umorismo secco. Scendendo verso sud diventano più lunghe, più barocche, più piene di prodigi e di dettagli.

Non è una regola ferrea e Calvino stesso metteva in guardia dalle semplificazioni, ma è abbastanza vero da essere utile: se un bambino ama le storie rapide e ironiche, il nord funziona meglio; se ama perdersi nei dettagli e nelle meraviglie, il sud.

Nella nostra raccolta l'esempio del primo tipo è Giovanni il Coraggioso; del secondo, Il Corpo Senza Anima.

Un itinerario di ascolto

Se volete costruirlo come un viaggio da nord a sud:

  1. Il Principe Canarino — Torino, il punto di partenza certo
  2. Giovanni il Coraggioso — la strada, il viandante
  3. Buchettino — la campagna
  4. Il Gatto Mostro — il bosco
  5. Il Principe Granchio — il mare
  6. Il Corpo Senza Anima — il viaggio lungo, per chiudere

Cinque delle sei si possono ascoltare narrate; Il Principe Granchio per ora si legge soltanto.

La stessa fiaba con dieci nomi diversi

Il fenomeno più curioso della fiabistica italiana è che la stessa storia esiste ovunque, con dettagli cambiati a ogni valle.

Il meccanismo è semplice: qualcuno sentiva una fiaba in un paese, la raccontava nel suo, e adattava quello che non funzionava. Se nel paese nuovo non c'erano lupi ma cinghiali, il lupo diventava cinghiale. Se non c'era il mare, il pescatore diventava contadino. Il nome del protagonista cambiava sempre, perché ognuno lo diceva come si diceva da lui.

Quello che non cambiava mai era lo scheletro: chi parte, cosa gli manca, cosa deve superare, come finisce. Per questo studiosi come Calvino potevano riconoscere venti versioni della stessa fiaba a mille chilometri di distanza.

Per un bambino è un dettaglio affascinante da raccontare: «questa storia la conoscevano anche in Sicilia, ma là il gatto era un altro animale».

Preparare una vacanza con una fiaba

Il modo più efficace di usare la geografia non è la cartina: è il calendario delle vacanze.

Ascoltare una fiaba della zona la sera prima di partire cambia il viaggio. Il bambino arriva con la storia già dentro e passa i primi giorni a cercare gli elementi: il bosco della strega, la casa dell'orco, la spiaggia dove il pescatore tirò su il granchio.

Funziona meglio che ascoltarla sul posto, perché sul posto la realtà arriva prima e vince. Con l'ordine inverso è la fiaba a colorare il paesaggio.

Se andate al mare, Il Principe Granchio. In Piemonte, Il Principe Canarino, che è torinese. In montagna o in campagna, Buchettino o Il Gatto Mostro.

Perché in Italia non c'è un solo libro di fiabe nazionale

C'è una ragione storica dietro tutta questa frammentazione, e spiega perché il lavoro di Calvino fu necessario.

L'Italia si unifica nel 1861. Fino ad allora era un insieme di stati con lingue diverse, e anche dopo l'unità l'italiano restò per decenni una lingua che la maggioranza della popolazione non parlava a casa. Si parlava il dialetto.

In Germania i Grimm poterono raccogliere e pubblicare in tedesco perché il tedesco scritto esisteva già come lingua comune. In Italia quella condizione arriva con settanta o ottanta anni di ritardo. Le fiabe c'erano — ce n'erano moltissime — ma ognuna nella sua lingua, e nessuna raggiungeva il paese intero.

Il libro del 1956 è, in un certo senso, un'operazione di unificazione culturale arrivata un secolo dopo quella politica.

Le fiabe di mare, una specialità poco nota

Vale la pena fermarsi su un genere che quasi non esiste nelle grandi raccolte del nord Europa: la fiaba marinara.

Un paese con ottomila chilometri di costa ha prodotto un intero repertorio di storie in cui il prodigio arriva dall'acqua — pesci che parlano, principi trasformati in creature marine, reti che tirano su qualcosa che non è pesce. Il Principe Granchio appartiene esattamente a questa famiglia.

Sono fiabe con un ritmo diverso: più lente, più dolci, meno violente di quelle di bosco. Il mare nelle fiabe italiane è quasi sempre benevolo o almeno neutrale, mai il mostro che è nelle saghe nordiche.

Se il vostro bambino non sopporta le storie con orchi e streghe, è da qui che conviene entrare.

Una mappa mentale, non una lezione di geografia

Vale la pena chiarire lo scopo: non si tratta di far imparare le regioni italiane a un bambino di quattro anni. Si tratta di dargli l'idea che le storie vengono da qualche parte.

È una nozione sottile e più utile di quanto sembri. Un bambino che capisce che una fiaba è nata in un posto preciso, raccontata da persone precise, capisce anche che qualcuno l'ha inventata, che è passata di mano in mano e che è arrivata fino a lui. Smette di essere un oggetto caduto dal cielo e diventa una cosa che le persone si passano.

Da lì a chiedere «e tu quale storia mi racconti?» il passo è breve, ed è il momento in cui la trasmissione riparte.

Cosa fare se la vostra regione non c'è

Sei fiabe non coprono venti regioni, ed è probabile che la vostra non sia rappresentata. Non è un problema, per un motivo che riguarda proprio la natura di queste storie.

Come si è visto, la stessa fiaba viaggiava e si adattava: quasi tutte le storie della raccolta di Calvino hanno una variante nella maggior parte delle regioni italiane. La versione torinese del Principe Canarino ha cugine in mezza penisola, con nomi e uccelli diversi.

Quindi la domanda da fare a un nonno o a una zia anziana non è «conosci questa fiaba?» ma «da voi come la raccontavano?». È sorprendente quante volte salta fuori una versione locale che nessuno in famiglia ricordava di sapere.

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Comincia il viaggio nella raccolta di fiabe italiane.